FEDERICO FAGGIN.
- milenatantera
- 1 mag
- Tempo di lettura: 4 min
Di lui Bill Gates disse:
"Senza di lui, la Silicon Valley sarebbe solo la Valley"
Ho avuto la fortuna rara di conoscere Federico Faggin, di persona.
Durante gli anni in cui lavoravo in Intel, i suoi contributi erano qualcosa di leggendario nei corridoi dell'azienda, il suo nome era sinonimo di un'intera era.
Ma è stato negli incontri successivi, in contesti più informali e riflessivi, che ho capito quanto la mente di quest'uomo fosse già proiettata altrove, ben oltre i chip e i transistor.
Parlava di coscienza con la stessa precisione con cui un tempo progettava architetture di processori. Ecco perché, quando dopo aver letto gli altri suoi libri ho letto "Oltre l'invisibile", ho riconosciuto immediatamente quella voce e ha risuonato in me: lucida, coraggiosa, disposta a spingersi dove la scienza ufficiale ancora esita ad inoltrarsi.
Chi è Federico Faggin, al di là della leggenda
Per chi non lo conosce: Federico Faggin è nato a Vicenza nel 1941 e si è trasferito negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta. Nel 1971, lavorando in Intel, ha progettato e commercializzato il primo microprocessore della storia, l'Intel 4004: una pietra miliare che ha reso possibile l'intero mondo digitale in cui viviamo. Senza quel chip, non ci sarebbero computer personali, smartphone, internet come lo conosciamo.
Ma non si è fermato lì.
Nel 1974 ha fondato Zilog e ha creato il microprocessore Z80, ancora oggi in produzione. Nel 1986 ha cofondato Synaptics, dove ha sviluppato i primi touchpad e touchscreen che oggi usiamo ogni giorno senza pensarci. Nel 2010 Barack Obama gli ha consegnato la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l'Innovazione. Nel 2019 il presidente Mattarella lo ha insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce.
Poi, a un certo punto della sua vita, qualcosa è cambiato. Ha cominciato a fare domande diverse. Non più "come funziona una macchina?", ma "cos'è la coscienza?" e "cosa siamo noi, al di là della materia?". Nel 2011 ha fondato la Federico and Elvia Faggin Foundation, dedicata interamente allo studio scientifico della coscienza. Da allora non ha più smesso.
"Oltre l'invisibile": di cosa parla
Il libro, scritto in forma di dialogo con Viviana Sardei, è il più accessibile della sua produzione. Non richiede una laurea in fisica per essere seguito, la struttura a domanda e risposta rende anche i concetti più ardui comprensibili, quasi come una conversazione che potresti avere tu stesso con lui.
Il punto di partenza è radicale: la coscienza non è un prodotto del cervello. Non emerge dalla materia. Al contrario, è una proprietà fondamentale dell'universo, che esiste prima della materia stessa. Siamo abituati a pensare che prima venga il mondo fisico e poi, in qualche modo, nasca la mente. Faggin ribalta completamente questa equazione.
Per sostenerla, si appoggia alla fisica quantistica, non in modo metaforico o superficiale, come spesso accade nella divulgazione pop, ma in modo tecnico e preciso. Fenomeni come l'entanglement quantistico, il collasso della funzione d'onda e il problema della misura mostrano, secondo lui, che il paradigma materialista ha dei buchi enormi che la scienza ufficiale preferisce ignorare piuttosto che affrontare. La sua proposta è costruire una nuova scienza che parta proprio da quelle domande scomode.
Il nuovo paradigma che propone si chiama Nousym : una fusione tra il mondo della mente (nous, in greco) e il mondo della materia (simbolo). Una teoria che cerca di superare la storica contrapposizione tra mente e corpo, tra soggetto e oggetto, tra scienza e spiritualità.
Il nodo dell'intelligenza artificiale
Qui il libro tocca il tema che, per noi che viviamo dentro il mondo della tecnologia, è più urgente di tutti. Faggin è chiarissimo: nessuna macchina potrà mai essere cosciente.
Non è una questione di potenza di calcolo o di architetture più sofisticate. È una questione ontologica. L'intelligenza artificiale, per quanto impressionante nelle sue capacità, elabora informazione, non la comprende. Simula risposte, non prova esperienze. Manca di quella dimensione interiore che per Faggin è l'essenza stessa della coscienza: i qualia, il "com'è" di un'esperienza vissuta dall'interno.
Il rischio che vede non è la fantascienza del robot che si ribella. È qualcosa di più sottile e per questo più pericoloso: una società che, abbracciando il materialismo riduzionista e l'AI come modello di intelligenza, finisce per sminuire la natura umana, trattando le persone come macchine biologiche anziché come esseri coscienti e liberi.
Da chi ha contribuito a costruire il mondo digitale con le proprie mani, queste parole hanno un peso specifico che nessun filosofo da scrivania potrebbe avere.
Perché vale la pena leggerlo
Oltre l'invisibile non è un libro facile da catalogare. Non è un saggio scientifico in senso stretto, non è un libro di spiritualità nel senso comune del termine, non è nemmeno un memoir. È tutte e tre le cose insieme, e per questo può disorientare. Alcune parti sono dense, alcune conclusioni sono coraggiose fino al limite del contestabile. Ma è proprio questo che lo rende prezioso.
In un'epoca in cui il dibattito sull'AI si riduce spesso a percentuali di accuratezza e competizione tra modelli, la voce di Faggin, quella di un uomo che ha vissuto dall'interno la rivoluzione digitale, che l'ha costruita chip per chip, porta una prospettiva che nessuno può permettersi di ignorare.
Averlo conosciuto di persona ha reso la mia lettura più intensa. Dietro ogni pagina ho ritrovato la stessa qualità che mi aveva colpito nei nostri incontri: la capacità di stare con le domande difficili senza avere fretta di chiuderle, di tenere aperto lo spazio del non-ancora-capito.
E allora vi lascio con questa domanda: Faggin in sintesi ci dice che il cervello della macchina, senza coscienza, non è niente. La domanda quindi non è se l'AI ci supererà.
La domanda è: noi, la nostra coscienza, la stiamo ancora usando?







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